Fare pace con i social network: ansia 2.0

Così ha detto una mia collega tempo fa, in seguito a una discussione su Facebook. “Forse è ora di fare pace con i social”.

E io? Ci riuscirò mai?

Non sono una di quelle persone che pensa che internet ci abbia rovinato la vita: penso, anzi, che ce l’abbia migliorata. Gli smartphone ci hanno migliorato la vita (ma ve lo ricordate il mondo senza navigatore, senza whatsapp, senza comunicazioni facili e istantanee da qualsiasi parte del globo? Sì, per carità, campavamo ugualmente, ma con più fatica).

Dunque, dicevamo, l’internet è un grande mondo. Pieno zeppo di merda, sia chiaro, ma un po’ come quello reale, in fin dei conti. Quindi, qual è il mio problema? Io anche ho scelto quasi un anno fa di buttarmi nello spazio virtuale con un mini blog che parla di zero waste (e anche di altro), con account Facebook (praticamente inutile, seguito solo dal mio compagno) e Instagram (dove invece si è creata una bella rete di personcine interessanti, che addirittura si prendono la briga non solo di leggere quello che scrivo ma anche di commentare). Eppure, la mia relazione con i social non è sempre facile.

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Intanto, come li utilizzo? Da quando ho aperto il profilo instagram correlato al blog (mi trovate come Sustainable Olivia) ho cancellato il mio vecchio profilo personale, che mi aveva da tempo stancata. Perché? Ecco, qui cominciano i miei “problemi” con i social.

  1. La smania di perfezione. Non approfondirò ulteriormente l’argomento perché ne ho già parlato in maniera diffusa in questo post. Avete capito, comunque, cosa intendo: sui social è sempre una gara a chi ha la foto più bella (e la vita più bella). L’aperitivo più trendy, il cocktail nella terrazza più cool della città, ma soprattutto una competizione dei sentimenti. Un contest della felicità. Chi è la coppia più innamorata? Chi ha lo sguardo più complice? Chi è la più affiatata? Chi sono le amiche più intime? Le più divertenti? Le più pazze? La famiglia più unita, più serena, più Mulino Bianco. Ecco, io tutto questo non solo non lo reggo, ma lo disprezzo (perdonateme, por mi atteggiamento loco).
  2. Il postare compulsivo. Fondamentalmente, dopo un po’ Instagram mi aveva stancata. Annoiata. Col mio profilo personale seguivo amici, colleghi, conoscenti. Amici di amici. Era una sfilata di foto, immagini di piatti mangiati, cucinati, visti da qualche parte e fotografati. Foto della della vita di tutti i giorni, foto di piedi sul divano che spuntano da sotto le coperte, di mani incrociate, dello schermo della TV con la serie Netflix del momento. Sia chiaro, avendo scelto di stare sui social, seppur con un account a tema, anche io alle volte posto foto della quotidianità. Ma il postare compulsivo mi mette ansia. Tanta. E mi annoia. Tanto. E mi inquieta. Tantissimo.

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Una è la regola fondamentale: mostrare. Far vedere. Esibire. Questo è. Su Instagram ancor più che su Facebook, dove invece si scrive di più, si condividono articoli, brani musicali (sia chiaro, non sto dicendo che lo preferisco, anzi. I contenuti sono perlopiù mediocri. E perdonateme ancora, por mi arroganza loca). A dire il vero, l’unico social che veramente mi interessa e incuriosisce è Twitter. Il povero bistrattato Twitter. Ho un account personale dal 2012 e credo non lo abbandonerò mai, nonostante non vada più di moda da tempo.

Ma torniamo a Instagram. Una volta aperto l’account di Olivia e cancellato il mio personale, è cominciato un nuovo modo di vedere i social. Trovavo informazioni, scambiavo informazioni, fornivo informazioni. Sfruttavo Instagram, ne usufruivo, non mi limitavo semplicemente a usarlo passivamente. Scrivevo (e scrivo) contenuti, sotto le immagini. In questo quasi anno di blog e social, ho avuto la fortuna di conoscere persone che hanno dei blog meravigliosi, delle pagine Instagram bellissime e piene zeppe di spunti interessanti, oltre che di foto. Ho avuto modo di parlare con loro e mi tengo strette quelle persone speciali con cui si è in qualche modo instaurata una sorta di amicizia virtuale.

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Per questo non rinnego nulla, ma ci sono stati anche momenti di sconforto. Momenti in cui ho pensato di chiudere tutto e smetterla, perché “io con Instagram proprio non riesco a convivere”. Perché quelle immagine perfette sono ovunque, anche nella “comunità” dello zero waste, perché il senso di competizione dopo un po’ si scatena più o meno dappertutto. E, soprattutto, perché scorrere la bacheca ha su di me un effetto alienante. So che è difficile da capire, ma è ciò che sento (non sempre, per carità, ma alle volte accade): dopo un po’ che guardo i vari profili, le storie, le foto, le didascalie, mi sento in qualche modo estraniata dalla realtà.

Il “fare pace con i social” della mia collega si riferiva a tutt’altro argomento, ma un po’ anche a questo punto. Forse, semplicemente, bisogna accettare che anche i social fanno parte della realtà. Spesso distinguiamo vita reale e vita virtuale, come fossero due realtà scisse, distinte, che non si intersecano mai. La verità è che invece non sono così distaccate, non c’è una separazione netta, non sono due rette parallele. Ogni tanto si incrociano, si mescolano, creando dei fragili ma evidenti punti di congiunzione. Anelli che non tengono, ma che restano.

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Quindi, in che modo devo fare pace con i social? Per me, il problema più grande è rappresentato dal solo fatto di pensarci così tanto. Ovviamente, va a periodi, ma accade spesso (precisazione superflua: questo, se non si fosse ancora capito, è uno di quei momenti). Ogni tanto mi ritrovo a riflettere a lungo sull’argomento, documentarmi, ricercare in rete, leggere articoli e saggi a tema. E il fatto stesso di sprecare così tanta energia per capire se questo mondo social riesco a vivermelo bene, me lo fa vivere male (perdonate i ragionamenti contorti, è un argomento sul quale mi concentro molto, e in maniera piuttosto disordinata).

Vorrei, più di tutto, pormi meno domande. Impormi meno regole. Essere meno rigida con me stessa. Alle volte scelgo appositamente di non postare una foto perché penso sarebbe superflua, inutile, “non da me”. E invece, forse, dovrei solo lasciarmi andare, vivermi il tutto con più leggerezza, aprire e chiudere Instagram come fosse una scatoletta virtuale che porto con me in giro, e non un mondo a parte in cui muovermi circospetta.

Certo, se lo vivessi in maniera così leggera, non sarei io.

La conclusione di questo post? Non c’è, perché in fondo a una conclusione non ci sono arrivata. Una cosa è certa: nonostante i miei momenti di riflessione, questo primo anno di Olivia mi ha arricchita molto, anche grazie a tutto ciò che ho avuto modo di scoprire tramite i social.

Ora, scusate, torno alle mie elucubrazioni 2.0.

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2 pensieri riguardo “Fare pace con i social network: ansia 2.0

  1. Ho aperto diversi profili Facebook (non contemporaneamente) e circa un anno fa ho chiuso definitivamente l’ultimo.
    Ho sperimentato per un anno lo smartphone con connessione internet e WhatsApp, che mi hanno sfiancata (in particolare quest’ultima), e dunque li ho eliminati. Mi spiace, ma solo un po’, per i navigatore, ma tutto sommato ne ho uno vecchio stile che seppure non aggiornato quella volta tanto mi aiuta. Nessun rimpianto invece, anzi gioia sempre fresca, per essermi tolta di torno il resto. Sfrutto lo smart per gli accessori aggiuntivi, memo e foto migliori, schermo e colori più comodi e vivaci. Per il resto, è un normale telefono.
    Il segreto, la méta che ho potuto raggiungere a costo di prove e riprove, di tentativi ed errori – quindi non per scienza infusa o predestinazione ideologica – è fare ciò che ci si sente, e nel mentre imparare a sentire come giusto per sé ciò che si fa.
    Nessuna strada facile e nessuna scelta corretta a priori, ma a “vivere bene” il digitale sì, con un po’ di sforzo (e meno elucubrazioni, te lo dice una che elucubra grandemente 😉 ) sì può.

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