Lo zero waste è per tutti? Autoproduzione, prodotti alla spina, soldi e qualche bugia

Premessa: non credo che lo zero waste sia “roba per ricchi”, non credo sia elitario, non credo sia per pochi. Ma credo fermamente che dobbiamo smettere di raccontarci alcune bugie che sento troppo spesso in giro. 

Insomma, questo zero waste possiamo permettercelo tutti?

Sì. E no.

Intanto, dipende da cosa si intende per zero waste. Perché ognuno di noi mette i pratica i princìpi in maniera differente. Per molti, zero waste è sinonimo di autoproduzione, “decrescita felice”: un ritorno al passato, alle pratiche dei nostri nonni (io stessa ho trattato l’argomento in questo post). Farsi il pane in casa, la pasta, i saponi, prodursi i deodoranti, i cosmetici, anche il dentifricio…

Io sono un po’ scettica al riguardo. Un po’ per pigrizia, un po’ perché non lo ritengo giusto. Credo che nel 2019 sia piuttosto anacronistico pensare di dover necessariamente produrre tutto in casa. Quello che intendo è: va bene farlo, se si vuole farlo, ma non può essere l’unica opzione.

Io sono per la tecnologia, per la scienza, per il progresso, anche per la chimica. Lo dico senza tanti giri di parole: la chimica non è il male assoluto. La tecnologia non ci ha rovinato la vita. Ce l’ha migliorata. Ma questa è un’altra storia.

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(Uno dei pochi prodotti che autoproduco: lo struccante)

Per me è impensabile, oggi, anche solo immaginare una cosa chiamata “Decrescita Felice”. Ho letto molto sull’argomento, ho visto video di donne e uomini che si scambiano prodotti fatti in casa, un sapone per i piatti in cambio di una marmellata. Comunità di zero wasters convinti, che sono praticamente tornati al baratto. “Tornare al passato”, per me, può essere vero in parte, ma non può rappresentare un intero modo di vivere.

Tolta l’autoproduzione quindi, restano altre opzioni. Gli acquisti sostenibili. Ma sono davvero fattibili? È qui che cominciano i miei dubbi. Al mercato si può risparmiare, così come in alcune botteghe antiche, quelle rimaste ferme nel tempo, ma ai negozi specializzati?

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Lo dirò ora, forte e chiaro, sperando di non offendere nessuno e non attirare collere indomabili: non è vero che ai negozi sfusi si risparmia. Non – è – vero. Ho conservato degli scontrini ultimamente, per fare un confronto: non c’è paragone. Con il cibo, magari, la differenza è minima (e neanche sempre), ma il resto?

Pensiamo ai detersivi eco-bio alla spina: costano un occhio della testa. I dentifrici in vetro idem (mi spiace, ma sto per abbandonare l’ultimo acquistato. €8,50 per un flacone piccolo al momento è troppo per le mie tasche). Le spugne compostabili, il filo interdentale di non so quale materiale, i deodoranti solidi (l’ultimo acquistato, grande quanto un uovo o poco meno, €11), gli shampoo solidi (seriamente? €14 per una saponetta per capelli?), e quelli liquidi alla spina (€9).

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Ora, come ormai sapete, possiedo molte di queste cose, per cui la mia – ovviamente – non è una critica né a chi le compra né a chi le vende. E non sto neanche dicendo che siano prezzi eccessivi (okay, in alcuni casi sì, lo penso), perché mi rendo conto che si tratta di ingredienti  biodegradabili che hanno un costo maggiore. Ma, signori miei, che lo vogliamo o no, è ora di ammetterlo: costano di più. Non è un’opinione, è un dato di fatto. Certo, se confrontati con cosmetici in plastica ma sempre eco-bio (parlo degli ingredienti), allora il prezzo non differisce molto. Ma rispetto ai cosmetici convenzionali (shampoo e balsamo da supermercato, per intenderci) c’è una distanza infinita.

In casa siamo in due, lavoriamo entrambi, non abbiamo grandi possibilità economiche ma non abbiamo neanche uno stile di vita così dispendioso. Non abbiamo figli, non abbiamo animali, possiamo permetterci di spendere qualche soldo in più per l’ammorbidente. Ma perché li compriamo ogni 4/5 mesi, perché ci durano molto, perché non siamo una famiglia di 5 persone con bambini.

Ma possono permetterseli tutti, questi prodotti? Mi è capitato più volte, parlando con amici e parenti di trovarmi di fronte a questa risposta: “Non posso, costa troppo”. Mi spiace, ma io non riesco a controbattere in questi casi.

Fra le obiezioni classiche degli zero wasters, le scelte individuali. Spesso sento dire “Eh, ma è una questione di scelte: magari rinunci a una pizza fuori…”. No, caro il mio zero waster accanito, io alla pizza fuori con gli amici non ci rinuncio. E non ci deve rinunciare neanche Pinco Pallino, che magari per quella pizza si è messo i soldi da parte per settimane.

Ancora, altra obiezione tipica: “Eh ma i prodotti zero waste durano di più…”. No. Durano esattamente quanto i prodotti convenzionali, se non meno. Il deodorante solido sta lentamente scomparendo sotto i miei occhi (ah, altra grande bugia: “Funziona come un qualsiasi deodorante“. No, non è vero, ne devi applicare un po’ di più perché l’odore altrimenti si sente), la spugna di zucca dura proprio come una normale spugna per i piatti, il dentifricio è venduto in un flacone così piccolo che devo centellinarlo ogni volta. A durare di più sono naturalmente la borraccia (quello sì, è un grande passo zero waste facile e alla portata di tutti, che fa risparmiare molti soldi), la coppetta mestruale (una 30ina di euro e sei sistemata per anni, niente più pacchetti di assorbenti a 3 euro al mese per la vita), la lametta in acciaio al posto di quelle usa e getta.

I prodotti durevoli sono durevoli. Non i detersivi eco-bio alla spina.

E, per favore, smettiamola di prenderci in giro. Lo zero waste fatto alla maniera di mia nonna è per tutti. Lo zero waste inteso come “rifiuto“, che poi è la prima regola dello zero waste (e una delle mie preferite), fa risparmiare. Per il resto, quando si tratta di acquisti (e qualche compera per cambiare stile di vita alle volte è necessaria), si spende di più (non sfioro neanche l’argomento moda perché vorrei riparlarne un’altra volta). C’è poco da fare. Questo è, scontrini alla mano.

Basta critiche, basta con i “Eh ma se davvero volessi…”. Tante volte si vuole, ma davvero non si può. Io stessa – che per fortuna qualche acquisto posso permettermelo – vorrei tante altre cose, ma non posso. Tanto per dirne una: sto rimandano l’acquisto della lametta in acciaio da più o meno otto mesi: una scemenza, lo so, ma ogni volta salta fuori un’altra spesa, un’altra urgenza, un altro imprevisto. O anche semplicemente un’altra opzione più allettante. E mi trovo a dover scegliere.

C’è chi non deve prendere decisioni, chi può avere sia A che B che C. Io di solito posso averne solo una, al massimo due, con la complicità del mio compagno, o forse una e mezza.

Gli acquisti sono scelte determinate da tantissimi fattori. Non giudichiamole mai.

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7 pensieri riguardo “Lo zero waste è per tutti? Autoproduzione, prodotti alla spina, soldi e qualche bugia

  1. Mi trovi d’accordo su molte cose, compreso il concetto generale: no, né zero waste né minimalismo né – già che la citi – decrescita felice sono scelte elitarie, da snob, né presuppongono unicamente l’eventualità di un ritorno al passato tout-court.
    Non sono nemmeno da ricchi, anche perché sarebbe bene smettere di ragionarci in modo “totale”: o ti spingi al limite ultimo e attui ogni singola misura proposta da un certo lifestyle, oppure nulla, ne sei fuori: no, si può ottenere molto senza pretendere troppo da se stessi, e tu lo ricordi – anche se personalmente sono meno flessibile su certe “scappatoie” che si prendono per giustificarsi: preferisco mi si dica che non si è interessanti e del benessere, l’ambiente, l’economia ecc. al mio interlocutore non frega nulla, che sentire giustificazioni da quattro soldi.
    Giusto ieri ho domandato al lavasecco vicino a casa mia, unico posto dove so per certo che vendono detersivi alla spina, i costi. E no: anche se dovessi procurarmene ora, e non ho questa necessità, non potrei permettermeli – preciso: non potrei permettermeli se non rinunciando a molto altro, che però, appunto, al momento conta per me di più. Considerato però che di piccole modifiche e di strada da fare prima di buttarmi sui prodotti alla spina ne ho comunque parecchia, questo non fa di me una persona disinteressata, oppure colpevole; né mi impedisce di contribuire a risanare le mie abitudini.

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  2. Ciao, trovo questa riflessione molto interessante, anche noi siamo in due senza figli e possiamo permetterci alcune cose che costano di più. Però non ho capito la tua conclusione? Che si fa? si torna al supermercato (provocatoria di proposito) ?

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    1. Per me sì, si può anche tornare al supermercato. A breve farò un post proprio sull’argomento: alcuni prodotti si possono trovare sfusi o comunque in carta anche lì. Oppure i mercati, che per me sono un’ottima alternativa: si trovano tanti alimenti senza imballaggi a prezzi più bassi.

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  3. Ciao, hai ragione, purtroppo. Questo paese non è ancora pronto per una vita low waste (perchè zero proprio non si può) che sia disponibile per tutti. Anche io ne sto provando di tutti i tipi: ovviamente borraccia e simili, perfetti! Per quanto riguarda i materiali di consumo, al momento mi sono trovata bene con uno shampoo solido che effettivamente costa ma ti devo dire che dura parecchio. Noi siamo in 4 (2 ragazze di 16 e 15 anni, quindi nel pieno del make up ecc) con anche 2 gatti. Per i detersivi sto usando uno sgrassante di aceto e acqua con gocce di tea tree e mi trovo bene, per la lavatrice ho provato le noci del sapone, le userò finchè finiscono (ne ho un miliardo!), ma ancora non ho capito bene se mi piacciono o no. Cerco di comprare frutta e verdura sfuse, vivo in campagna quindi ci sono molti mercati e anche piccoli negozi. Ma è una strada in salita, non a portata di mano di tutti. Al momento trovo ottimi i dischetti struccanti lavabili, spazzolino di bambù, ovviamente le borracce. Per il resto sono ancora in fase sperimentale

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