Alimentazione e ambiente: cosa mangio, come è cambiata la mia dieta. La forza della ola

Avrei tutti i requisiti per farmi gli affari miei, voltarmi dall’altra parte, ignorare il problema. Tutte le carte in regola, le scuse tipiche da onnivora media. Perché – ammettiamolo – lo “scusario” dell’onnivoro è lungo. Eppure, non sento di poter ricorrere a nessuna di queste giustificazioni. Non sento la necessità di appigliarmi a qualche malattia rara, qualche deficit dell’alimentazione, né di fare appello a uno stile di vita troppo frenetico, troppo movimentato. Meno che mai di sottolineare le mie conoscenze in fatto di cibo e sfruttarle a mio piacimento.

Cominciamo andando subito dritti al punto, quello cruciale: sì, sono un’onnivora. Sarebbe più giusto etichettarmi come “flexitariana”, stando a quanto leggo in giro, una “vegetariana con riserva”, una “semi-vegetariana”. Ma questo sono: una banale onnivora. Una che dalla sua dieta non ha eliminato proprio un bel niente, non del tutto almeno. Una che di carne ne mangia pochissima, quasi zero, ormai da un bel po’, ma che non sa se riuscirà mai a rinunciarvi completamente. Una che mangia carne molto raramente, ma il pesce con un po’ più di frequenza. Una che, quando la invitano a cena, non specifica alcuna esigenza particolare, se non l’intolleranza al lattosio.

Tolto questo peso, procediamo ora per gradi, per quello che – ne ho già parlato a più riprese su Instagram – è uno dei post per me più difficili da scrivere. Anzi, partiamo proprio da qui.

L’ansia da dichiarazione

Avevo preparato delle storie per Instagram in cui spiegavo, punto per punto, cosa ne penso dell’alimentazione in correlazione con le tematiche ambientali. Ne ho preparate a bizzeffe, le ho modificate, le ho rifatte, ho aggiunto dei filtri, e infine le ho cancellate. Per via dell’ansia da dichiarazione. Ma poi ho capito: non è giusto che io mi senta così. Non è giusto che chiunque si senta così.

Perché l’alimentazione non è solo frutto di scelte personali: è il risultato di una serie di influenze culturali, esperienze, aspetti sociali e familiari, tradizioni e storie. La tavola racconta (anche) chi siamo, chi siamo stati, chi saremo, chi non vogliamo più essere. La cucina si evolve, l’alimentazione cambia, migliora. Ma resta una parte fondamentale di noi.

L’uomo è (anche) ciò che mangia

Il povero Feuerbach si starà rivoltando nella tomba ormai da anni. Questa sua citazione famosa l’ho vista citata ad minchiam (come ama dire una mia cara amica siciliana) più e più volte sui social. Povero, piccolo Feuerbach. Ma non è questo il tempo per le divagazioni filosofiche: prendo erroneamente in prestito questa citazione e la modifico, giusto per chiarire un altro punto focale. Non siamo solo ciò che mangiamo. Le etichette alimentari, per me, sono fuorvianti. Per questo difficilmente dico “quella ragazza è vegana”, piuttosto “lei segue una dieta vegana”.

Flessibilità sì, flessibilità no

E arriviamo al terzo punto, fondamentale. Non credo si possa circoscrivere l’alimentazione di una persona. Non sempre, almeno. Conoscono persone che seguono una dieta interamente a base vegetale, altre che hanno scelto di seguire la dieta vegana, ma che ogni tanto fanno uno strappo alla regola per le uova del contadino di fiducia. E no, non penso che le seconde siano incoerenti, false, ipocrite. Ritengo, invece, che si possa mantenere una buona dose di flessibilità, pur scegliendo di adottare un nuovo stile alimentare.

Il libro di Foer

Cerchiamo di arrivare al cuore del discorso, dieta vegetariana/vegana vs dieta onnivera per il Pianeta (se ancora non fosse chiaro: il discorso etico – è giusto mangiare animali? – in questo caso lo lasciamo un attimo da parte, altrimenti non ne usciamo più). Dobbiamo ridurre, c’è poco da discutere. Mangiamo troppi prodotti animali. Si legge così anche nell’ultimo bellissimo libro di Foer, che vi consiglio: Possiamo salvare il mondo, prima di cena. La conclusione finale a cui arriva l’autore (avrei voluto parlarvene di più, ma questo post si sta rivelando già abbastanza lungo) è scritta nel titolo: niente prodotti animali prima di cena. È abbastanza? Forse no, ma ci si avvicina molto (dobbiamo pensare all’alimentazione di tutto il mondo, non solo la nostra. A noi italiani mangiare carne o formaggi una volta al giorno può sembrare anche troppo, ma per molte popolazioni è ancora un obiettivo lontano). Soprattutto, e per me questo è il dato più importante, che spesso ignoriamo ma che fa tutta la differenza, è un’opzione realistica.

Evolversi, un passo alla volta. Insieme

Pensare che l’intera popolazione mondiale (tenete a mente questo: si parla di un cambiamento collettivo. Non di un centinaio di persone, neanche un migliaio, e nemmeno un milione. Tutti quanti insieme) da un giorno all’altro diventi vegana o vegetariana è un auspicio piuttosto ingenuo, oltre che impossibile. I grandi cambiamenti, quelli che riguardano temi così intimi e delicati, così radicati nella nostra cultura, come appunto l’alimentazione, non avvengono da un giorno all’altro. E neanche in pochi anni. Si tratta di processi lenti, graduali. Evoluzioni.

Dunque, poiché l’emergenza climatica si fa sempre più grave e il consumo di carne rappresenta una delle cause principali del problema, c’è bisogno di agire quanto prima possibile. Con cambiamenti immediati, repentini. Azioni e non buoni propositi. Per quanto si possa essere consapevoli del ruolo dell’industria della carne, non è sempre facile cambiare stile di vita. Ma bisogna comunque agire in qualche misura.

Cosa e quanto mangio

Io stessa ho pensato più volte a passare a una dieta interamente vegetale, ci ho riflettuto, e man mano che mi informavo, la mia alimentazione cambiava sempre di più, senza che io me ne accorgessi. Alle volte avvengono in questo modo, i cambiamenti più grandi: accadono e basta, mentre siamo impegnati a fare altro. Poi un giorno, presa coscienza di quanto fosse migliorata la mia dieta, mi sono semplicemente limitata a dire: “Okay, continuo su questa strada”.

E così ho fatto, trascinando (un po’, non del tutto) anche il mio compagno. Non seguo una dieta vegetariana e non so se mai riuscirò a farlo. Per ora, lo ammetto, sono fiera dei miei passi avanti. Sento di essere diventata più consapevole, più cosciente, più responsabile. Se ci tenete ad avere dei numeri, direi che – in media – mangio carne più o meno una volta al mese. Alcuni mesi capita che lo faccia più spesso (solitamente, e non è una giustificazione, solo un dato di fatto, sempre durante viaggi/cene di lavoro), altri che non la mangi mai. Il pesce lo consumo un po’ più spesso, generalmente a cena da mia suocera, gran cuoca e grande amante dei piatti di mare, proprio come mia mamma. Direi, all’incirca, tre o quattro volte al mese. Essendo intollerante al lattosio, è raro che compri e mangi formaggi e per colazione scelgo sempre tè o bevande vegetali. Le uova le compro e uso con maggiore frequenza, soprattutto per i dolci (nonostante ne prepari molti vegani), ma evito come la peste quelle industriali.

La forza della ola

Se davvero i ragionamenti di Foer (basati su una bibliografia fittissima di ricerche e studi a livello internazionale) sono esatti, e se è vero (ed è vero) che il cambiamento inizia da noi, anche a tavola, e che per cambiare le cose è necessario arrivare tutti a consumare prodotti animali massimo una volta al giorno, al momento sento che la mia dieta va bene così com’è.

Ma lo sento soprattutto perché non smetto di ricercare, informarmi, perché i prodotti che compro – non solo quelli animali, ma tutti – sono (quasi) sempre acquistati con grande consapevolezza (salvo emergenze) e attenzione. Avevo altri mille punti da analizzare, ma credo di aver già scritto abbastanza, per oggi. Magari poi torniamo a parlarne un’altra volta.

Intanto, grazie a chiunque è arrivato fin qui.

In un cambiamento collettivo io ci spero davvero, fino in fondo. Proprio come Foer, che usa il paragone della ola, fenomeno in grado di coinvolgere più individui insieme, travolgendoli di entusiasmo: “Una ola non richiede sentimento; genera sentimento. Non ho mai resistito a una ola”. 

Annunci

4 pensieri riguardo “Alimentazione e ambiente: cosa mangio, come è cambiata la mia dieta. La forza della ola

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...